Home » Televisione » La Stand-up il nuovo che avanza ma con 40 anni di ritardo

In Gran Bretagna e negli USA è realtà. Nel Bel Paese si sta facendo conoscere. Ma che cosa è la Stan-up? scopriamolo…

Stand-up comedy è l’espressione in lingua inglese che indica il cabaret, visto come “spettacolo in piedi” in assenza della quarta parete (dal termine «stand-up»; stand-up comedian: “cabarettista”). La commedia stand-up privilegia l’artista. I temi affrontati dal comico stand-up vanno dal politico al sociale.

Come riconoscere la Stand-up?

La stand-up è teatro e il monologhista stand-up privilegia generalmente l’uso del solo microfono, senza attrezzi di scena (anche se ci sono alcune eccezioni), salendo sul palco senza maschere e senza censure.
I temi trattati sono quelli della satira (sesso, religione, morte, politica, attualità) ed il linguaggio è informale (come se si stesse parlando ad un amico), alla mano, a volte sporco e volgare; per questi motivi, spesso si consiglia la visione degli spettacoli ad un pubblico adulto. Come dicevamo è un monologo ben strutturato, in grado di colpire, di prendere in mano la scena teatrale, di coinvolgere il pubblico, di farlo restare a bocca aperta per tutta la sua durata. Ma parlare e fare un discorso sensato o anche assurdo di continuo su un tema che riprende più temi e si ricollega a diverse cose senza mai finire, è molto complicato. Bisogna essere proprio bravi a scriverne il testo, si deve avere una buona cultura teatrale o cinematografica comica, deve contenere battute ironiche, battute a doppio senso, collegamenti esterni per essere più lungo e particolare e deve essere senz’altro coinvolgente. Si può scrivere un monologo comico parlando ad esempio di un personaggio o di sé stessi in situazioni davvero imbarazzanti e divertenti, serve far innamorare il pubblico del personaggio durante la descrizione, inserire dei momenti di pausa per far capire le battute al pubblico e farlo ridere nel momento giusto…

Come ho scoperto la Stand-up?

Era una notte di martedì, mi sedetti in un pub al centro di Roma, nei pressi di piazza Navona. Nel piccolo locale trovai un discreto pubblico, mi posizionai proprio sotto il palco, mentre sorseggiavo una birra belga, a mio fianco vidi delle persone, erano otto – cinque uomini e tre donne – che stavano con un foglio in mano, scrivevano una scaletta… Sul palco c’era un microfono, ad un tratto uno di loro salì sopra e iniziò un monologo, divertente mi dissi, e pensai che volevo farlo pure io. Adesso che vi ho raccontato la prima volta che ho visto un live di stand-up, vi spiego che cosa è questa forma di teatro, secondo me. Qualche settimana più tardi, dopo aver preso contatto con chi organizzava queste serate e scritto un pezzo, presi coraggio, anche se mentre percorrevo la via per andare al pub, iniziai a chiedermi perché mai volevo fare codesta pazzia, come mai volevo fare il comico?

La gente dice che quando una persona vuole cambiare vita inizia a provare tutto, una sorta di pre-crisi di mezza età: fare surf, immersioni e… stand-up. Solo che nel mio caso era molto peggio.
Una sorta di reinvenzione da “avventizio” del giornalismo, tipo un post-divorzio con il lavoro fisso. Entrai nel locale, tutti simpatici e carini, mi reputavano uno di loro, senza ancora avermi mai visto e sentito, giàà quella era una vittoria. Ma il difficile non è piacere ai “colleghi”, la complicazione è: il pubblico.

Avete idea di quanto sia difficile salire su un palco di fronte ad un locale pieno di sconosciuti e farli ridere?
È una sfida con te stesso, “ti passa tutta la vita davanti e pure qualche fotogramma della vita di qualcun altro”.

Il punto di non ritorno è quando stai per aprire bocca, le aspettative del pubblico salgono e inizia la tremarella, un po’ come quando stai per battere un rigore decisivo o il giorno prima degli esami o quanto stai per imboccare il raccordo alle 19 di sera, insomma uno schifo…

Poi pronunci la prima frase, susciti il primo sorriso e vai dritto, a rotta di collo, veloce, spavaldo e cattivo. Il pubblico ride e ti senti forte, imbattibile, come la Juventus, no… scusatemi ho sbagliato esempio! Ti senti invincibile come Adinolfi davanti un piatto di pasta, sei lì, sopra un palco e la gente ride, ecco! per me la stand-up è come un orgasmo lungo 10 minuti.

Che cosa è la Stand-up per i comici?

Per concludere, ho domandato a chi ogni sera sale sul palco che cosa sia per lui la stand-up, il primo a rispondermi è stato Christian Gremito: “la stand up, in Italia, è il nuovo che avanza ma con 40 anni di ritardo.” A proseguiuto Fabrizio Mazzeo: “è un sottoinsieme del cabaret, come il non-sense, lo slapstick o il centone: è un monologo comico di satira, ma oggi fa figo dire “stand-up”. Nient’altro che puro e straordinario cabaret!” continua Andrea Venditti: “uno di quei posti dove si può dire ciò che si pensa ed essere apprezzati per questo…”, ma non solo uomini spazio alla Signora dei Salotti al secolo Michela Giraud: “sia il modo per essere sinceri 5 minuti mentre si finge le restanti 23 ore e 55 della giornata, sopra il palco ti senti invincibile…” continua Giorgia Ciotola: “Esistono milioni di modi per far ridere le persone: raccontare storie, problemi, essere surreali, personaggi, non-sense, fare satira. La stand-up cerca di fare della pungente satira… Ergo, è semplicemente una modalità in questo meraviglioso mondo della comicità…” e Daniele Lanzillotta prosegue dicendo: “è quello spazio che dà la possibilità di far salire sul palco chi scoreggia accanto a chi parla di sborra e politica senza pregiudizio. L’ampliamento della visione ristretta della comicità italiana”, Mauro Kelevra commenta: “è meglio che non ti dica quello che penso. Ora fa una faccia triste e di D’oh…”, conclude Gabriele Antinori: “la stand-up è andare in terapia, facendosi pagare dal terapeuta”. 

Adesso: standing ovation!

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andreapaone

Andrea Paone nasce per sbaglio a Marino nel 1993, per sua fortuna è Toscano, ed è ancora vivo. Ultimamente ha fatto gli esami del sangue e risulta quasi astemio anche se non ha senso.
Normalmente non si esprime in terza persona ma in questo caso gli sembrava più fine. Come tutti i ragazzi della sua età, ha cambiato una miriade di lavori, partito da Sky, passato da Mediaset e arrivato a TV2000, e può pure vantarsi di essere stato un Direttore Editoriale di una rivista dal nome incomprensibile: MZK News e attualmente collabora con Talky! Media.
Ultimamente ha ripreso la via della Stan-up ed è il leader de I Toscanacci. Il suo primo spettacolo si chiama "la mia vita al guinzaglio". Per sopravvivere fa un sacco di lavori, ne fa oltre centoventisette l’anno (tutti retribuiti al minimo), il che a pensarci bene non è una cosa pazzesca, in Italia.
Ancor meno pazzesco è che non sia ancora diventato ricco e che, come si diceva all’inizio, sia ancora vivo.

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