Get Even è un titolo del 2017 sviluppato da The Farm 51 e distribuito da Bandai Namco Entertainment su PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows.

Get Even è un titolo strano, si proprio così. Da come si intuisce già dal nome, il gioco spazia tra 2 generi ben noti al pubblico videoludico: Da una parte c’è il “classico” sparatutto in prima persona con ritmi a volte lenti, dall’altra c’è un gioco horror che vuole raccontare una storia, in modo del tutto personale. Get Even è prodotto da The Farm 51 e disponibili sulle principali piattaforme. Andiamo a scoprire se questa storia vale la pena di essere raccontata, ecco la nostra recensione di Get Even.

Get Even – Il labirinto dei ricordi

Get Even
Il labirinto di Get Even

La trama di Get Even è il cardine di tutto il progetto, viene raccontata tramite delle curiose scelte artistiche legate ai ricordi del protagonista (e non solo) Cole Black, che si ritrova nelle vicinanze di quello che sembra essere un manicomio abbandonato. Poco dopo veniamo contattati da un individuo che si fa chiamare Red, che ci invita ad indossare un dispositivo di sua invenzione, il Pandora, uno speciale visore di realtà aumentata che permette a chi lo indossa di rivivere determinati ricordi. Da qui parte il gioco vero e proprio che ci trasporta tra momenti lenti di esplorazione, sparatorie a volte noiose, e sequenze di platforming non originalissime ma comunque apprezzabili in Get Even. Il titolo è completabile in circa 10 ore, e presenta alcuni momenti di tensione, colpi di scena, ma in generale Get Even non conquista mai a pieno.

Get Even – Ma quando si spara?

Get Even
“Get Even”, un titolo che non convince pienamente

Il Gameplay di Get Even è il vero tallone di Achille dell’opera di The Farm 51. Get Even come detto non ha un genere vero e proprio, alterna sequenze da “walking simulator“, a sezioni di esplorazione libera, ad altre di platforming e altre ancora di sparatutto. Ques’ultima è la parte peggiore, vi sono numerosi momenti nel gioco in cui viene chiesto al giocatore di arrivare da un punto A a un punto B, dove nel mezzo vi sono pochi nemici controllati da una IA dalla vista formidabile, in grado di spararci e ucciderci in pochi colpi anche da molto lontano. L’approccio consigliato quindi, è il furtivo (anche dal buon Red), grazie ad alcuni strumenti forniti al giocatore (ad esempio la pistola angolare che ci permette di sparare da dietro gli angoli, o la possibilità di creare o distruggere delle parti dello scenario grazie al potere dei nostri ricordi) che in realtà non aiutano molto a rendere più divertenti queste fasi che restano le più noiose di Get Even. Ci si domanderà molto spesso, infatti quando queste sequenze finiranno, per poter tornare ad esplorare i corridoi bui e le sale del manicomio abbandonato dove si svolge il “presente” della storia. Scelta degna di nota quella di fornire al giocatore la possibilità di compiere delle scelte morali che, come di consueto avranno determinate conseguenze sulla trama di Get Even e sul rapporto tra i personaggi secondari.

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