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Taormina. Le Rocce. Era molto tempo fa quando le star della dolce vita italiana partivano alla volta del villaggio turistico di Mazzarò e si fermavano a soggiornare nella perla Siciliana. Dopo 50 anni di abbandono uno dei posti più belli d’Italia riapre le porte grazie al mecenate Antonio Presti. “Un luogo dimenticato per oltre 50 anni che rinascerà con l’arte, uno spazio profanato che ritorna a vivere in nome del paesaggio e con il valore etico ed estetico che ha sempre caratterizzato le azioni di Fiumara d’Arte” . Antonio Presti artista e mecenate di Messina, ha realizzato negli ultimi trent’anni opere artistiche monumentali di valore internazionale nel territorio della regione Sicilia: il museo a cielo aperto che prende il nome di Parco della Fiumara d’Arte, l’Atelier sul Mare albergo-museo d’arte contemporanea a Tusa, la Porta della Bellezza nel quartiere di Librino a Catania. Tutte iniziative che hanno visto il coinvolgimento dei più grandi artisti contemporanei del mondo dell’arte. Accanto alle sue opere, numerosi sono stati gli eventi e le iniziative artistico culturali a carattere sociale intraprese sul territorio siciliano. Il comune di Messina ha riconosciuto il ruolo e il valore etico delle sua attività, siglando, lo scorso dicembre, l’accordo che prevede la concessione in comodato d’uso per 99 anni del “Villaggio Turistico Le Rocce di Mazarò” a Taormina alla Fondazione Antonio Presti Fiumara d’Arte. Le Rocce, uno dei posti più suggestivi della Sicilia e oasi turistica ambientale è rimasto chiuso al pubblico e abbandonato dal 1972. Il Villaggio Le Rocce fu realizzato per volontà dell’assessorato regionale al Turismo e inaugurato nel lontano 1954. Erano gli anni del dopoguerra, un momento delicato denso di tensioni ma anche di tante aspettative: il turismo rappresentò in quella fase uno dei principali strumenti di cui si avvalse la Regione per attivare la ripresa economica e avviare sostanziali trasformazioni territoriali.  L’insediamento originale era stato pensato con una estrema cura del contesto creando una relazione ininterrotta con il paesaggio e l’ambiente circostante in un momento storico che vedeva l’ascesa di Taormina come destinazione privilegiata del turismo internazionale, ma anche della emergente classe media italiana figlia della ricostruzione. Il bene ha vissuto fasi alterne causate dall’immobilismo amministrativo fino alla definitiva chiusura avvenuta all’inizio degli anni Settanta. Da quel momento la mancanza di cura e manutenzione dei luoghi ha lasciato che degrado e abbandono prendessero il sopravvento. «Per più di mezzo secolo un incantesimo si è impossessato di questo meraviglioso luogo, dove la natura ha preso il sopravvento e dove il principale obiettivo futuro sarà quello di costruire attorno al paesaggio un nuovo codice di fruizione, per aprire l’ex Villaggio di Mazzarò alla luce e alla bellezza. Questo scempio è frutto di una responsabilità collettiva, che oggi non possiamo attribuire a un potere di turno, visto l’interminabile tempo trascorso tra la dimenticanza e l’indolenza: è una responsabilità del popolo siciliano che ha consegnato questi luoghi al nulla e all’invisibile. Questa finestra che si affaccia sull’infinito, paradossalmente non si è fatta toccare per consegnarsi alla speculazione e al malaffare, si è difesa da intere generazioni, e noi la vorremmo riconsegnare a chi non ha potuto amare e condividere la bellezza di questo giardino incantato e a coloro che presto potranno finalmente scorgerla. E questo grazie all’impegno etico e sociale di tutti quelli che lavoreranno e mi aiuteranno per riconsegnarla alla collettività nella sua integrità morale»Com’è avvenuto l’incontro tra “Le Rocce” e Antonio Presti? «Questo nuovo progetto nasce dalla necessità, alle porte dei miei 60 anni, di consegnare il mio patrimonio artistico e personale: collezioni di arte contemporanea che vanno protette e trasferite al futuro. A Tusa ormai si è concluso un ciclo ed ero alla ricerca inconsapevole di un nuovo luogo che potesse preservare e conservare quel pensiero utopico che mi porto dentro da sempre. La mia anima si nutre di visioni oniriche e di quella incoscienza che oggi a molti potrebbe non convenire. Questa operazione, quindi, non nasce dalla sommatoria di nessun potere: è stato il potere universale dell’anima e del sentire che è giunto fino a me. Il potere del denaro è stato soppiantato dal potere della bellezza. Ed ecco che ho pensato a “Le Rocce” di Taormina, un luogo che per più di mezzo secolo è stato impossessato da un incantesimo dove la natura ha preso il sopravvento. Questa finestra che si affaccia sull’infinito, paradossalmente non si è fatta toccare per consegnarsi alla speculazione e al malaffare, si è difesa da intere generazioni, e noi la vorremmo riconsegnare a chi non ha potuto amare e condividere la bellezza di questo giardino incantato e a coloro che presto potranno finalmente scorgerla. E questo grazie all’impegno etico e sociale di tutti quelli che lavoreranno e mi aiuteranno per riconsegnarla alla collettività nella sua integrità morale. Quindi il mio obiettivo futuro sarà quello di costruire attorno al paesaggio un nuovo codice di fruizione, aprire l’ex Villaggio di Mazzarò alla luce e alla bellezza e riconsegnarlo al bene comune. ». L’accordo prevede inoltre la realizzazione, di un orto botanico, interventi di salvaguardia e valorizzazione delle coste e dell’ambiente, l’attivazione di percorsi turistici, ambientali e culturali, l’attivazione di un’accademia delle arti e del restauro con una sezione specifica dedicata al turismo da destinare prevalentemente all’attività museale all’aperto con opere provenienti da tutto il mondo realizzate in loco e disseminate nel territorio sul modello di Fiumara d’Arte.


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Francoise Rolles

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