Io Matilda De Angelis è il nuovo che avanza nel cinema italiano, ma è anche tra le protagoniste di Tutto può succedere 2 e ci ha rilasciato una lunga intervista in cui ha parlato anche dei sogni futuri.

(Intervista a cura di Roberto Sapienza) – La prima stagione è stato un successo travolgente e ha portato i Ferraro a diventare per molti la nuova famiglia Martini. Un paragone scomodo quello con “Un Medico in Famiglia” e  Tutto può succedere 2 (leggi della presentazione) vuole dimostrare di essere il fiore all’occhiello di Rai Fiction. Un prodotto semplicemente unico per qualità sia tecnica che artistica, con un cast ricco di grandi nomi tra cui spicca la giovane nuova stella del cinema italiano Matilda De Angelis. Ormai dallo scorso anno non si parla che di lei per la straordinaria prova in “Veloce come il Vento” che le è valsa anche la doppia nomination come miglior attrice protagonista e come miglior canzone, perché Matilda De Angelis si definisce proprio una cantattrice. Certo però se le chiedi meglio Sanremo o un film con Sorrentino ha le idee piuttosto chiare, scopritelo in questa lunga intervista in esclusiva realizzata in occasione della presentazione a Roma di Tutto può succedere 2!

Tutto può succedere davvero, Matilda. Nel giro di un anno è arrivato prima il successo con la serie, poi il film “Veloce come il vento” al fianco di Stefano Accorsi. Ti è mai capitato di chiederti perché proprio a me?

Eh sì, tantissime volte me lo sono chiesto. Mi sono chiesta chi è il “pazzo incosciente” che ha deciso che potevo fare questo mestiere e allo stesso tempo adesso sono la persona più felice del mondo perché mi è stata data questa possibilità. È chiaro che da ignorante, prendete questo termine con le pinze, da outsider nel mondo del cinema ho avvertito una sorta di conflitto interiore nel chiedermi: “Ma perché proprio io? Ma davvero me lo merito?”. Penso di aver avuto un’opportunità e di averla sfruttata al meglio, meritandomi giorno per giorno la fiducia che mi è stata data. Adesso sono contenta, comunque, e non me la pongo più quella domanda artistico-esistenziale.

Ambra, il personaggio che interpreti in Tutto può succedere, è stato uno dei più amati, la rivelazione, in un certo senso, che ti ha fatto scoprire dal pubblico. Invece di chiederti come evolverà nella nuova stagione, vogliamo sapere un pregio e un difetto.

Un difetto è difficile racchiuderlo in una sola parola. Provo a spiegarvelo. Sapete quando una persona fa sempre la cosa sbagliata conscia di fare la cosa sbagliata e continua a sbagliare? Non so definirla in una sola parola, una persona così. Di sicuro Ambra manca di spirito di auto-conservazione, e nella nuova serie punta più che mai all’auto distruzione. Per quanto riguarda il pregio, direi che come a più bella araba fenice è capace di risorgere più forte e consapevole dalle proprie ceneri.

Quanto è stato importante per te ricevere riscontri positivi nella tua prima esperienza cinematografica?

Il consenso da parte del pubblico e della critica per me è stato importante, anzi direi fondamentale perché ero molto impaurita quando è uscita “Veloce come il vento”. Non sapevo come avrebbe reagito il pubblico e avevo anche paura di fare una bruttissima figura. Il fatto di ricevere consensi mi ha rassicurata, mi sono detta “Ok, allora posso farcela davvero”.

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Com’è stato lavorare sul set? Lo rifaresti?

È stata un’esperienza fortissima, una delle più belle che mi siano successe nella vita. Il film è lo spartiacque con cui adesso divido la mia vita, c’è un prima “Veloce come il vento” e un dopo. È stato bello conoscere un attore come Stefano Accorsi e lavorare con un regista come Stefano Rovere. Sul set si respirava una tensione positiva, da film della vita, ed era qualcosa di bello da vivere.

Ci sono differenze tra la recitazione per il cinema e per la tv? Qual è l’approccio di un attore? E soprattutto, preferisci un campo rispetto all’altro?

Da parte dell’attore non c’è, o almeno non dovrebbe esserci, differenza. Il mio approccio a una scena è lo stesso: capisco il senso, trovo le battute chiave e l’emotività, capisco come arrivarci, mi concentro e vado in scena, cercando di fare il meglio che posso. La differenza è nei tempi. Per un film si girano una, due scene al giorno, per una serie anche sei. Capite anche voi che cambia il tempo che hai a disposizione per dedicarti a una scena, le prove che non si fanno. La tv da questo punto di vista è un po’ un tritacarne, anche se in Italia adesso si punta anche a dei prodotti di qualità. Eppure anche “ Tutto può succedere “, che io inserisco in quest’ultima categoria, è stato girato in sette mesi. Sette mesi per 26 puntate da 50’. Io non ho preferenze. Io ho preferenze verso i ruoli che mi piacciono, attraverso i quali penso di poter comunicare qualcosa al pubblico.

Un anno fa ci siamo incontrati alla presentazione stampa di “Veloce come il vento” e ti ho chiesto che cosa volessi ci fosse scritto nella tua carta d’identità, tra attrice e cantante, come professione. Hai sciolto il dubbio?

Cantattrice. Mi inventerò una nuova professione per farvi smettere di farmi questa domanda. Io faccio sia la cantante che l’attrice. È chiaro che il pubblico mi conosce più come attrice ed è bello, però ho dentro questa voglia e desiderio di esprimermi e sentirmi anche come cantante. Magari come cantante al pubblico non interesserò, ma io sono una cantante lo giuro.

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Permettici una domanda politicamente scorretta. Da uno a dieci la sconfitta ai David di Donatello quanto ti ha fatto rosicare?

Tre.

Tre? Menti sapendo di mentire?

Io non mento per niente. È un po’ come se avessi concorso ai Grammy nella stessa categoria di Beyonce, è chiaro che non avrei mai vinto. Per me è stato un grande privilegio anche solo essere candidata insieme a Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti.

Veramente Matilda noi alludevamo alla sconfitta nella categoria Miglior canzone, dove ha vinto “Indivisibili” di Avitabile, splendidamente interpretata dalle sorelle Fontana.

Stesso discorso. A parte il fatto che quella canzone (Seventeen, ndr) non l’ho scritta io. Non è una mia creatura, l’ho solo interpretata.

Se potessi scegliere, a bruciapelo, tra fare un film con una grande regista o essere chiamata in gara per il Festival di Sanremo dell’anno prossimo?

Un film con un grande regista.

Quale?

Posso spaziare anche fuori dall’Italia?

Certo.

Al momento, sinceramente, mi piacerebbe lavorare con Paolo Sorrentino. Vedete come sono umile? Mi accontenterei.

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C’è un personaggio che sogni di interpretare?

L’aiutante di Jeeg Robot in “Lo chiamavano Jeeg Robot 2”. Io sono una patita di super eroi, questo deriva dal fatto che mio padre era un fumettista, quindi sono nata con un nerd dei fumetti in casa. Ho sempre sognato di avere i poteri, e quando uscivo dal cinema dopo aver visto un film della Marvel mi mangiavo le mani perché non ce li avevo. Quando in Italia è uscito il film di Gabriele Mainetti ho pensato che finalmente ci fosse l’opportunità anche per me di avere i super poteri, almeno in un film. Quindi se a Jeeg servisse un’aiutante, come Robin per Batman…

Cosa serve, secondo te, per diventare attore? C’è un segreto per farcela?

Basato sulla mia personale esperienza di vita, direi che per diventare attore bisogna voler fare il cantante. Scherzi a parte, io penso che lo studio sia importante per prendere sicurezza nei confronti del mezzo, perché la recitazione parte da un talento sì, ma questo va coltivato, altrimenti resta fine a se stesso. Questo lavoro si impara poi anche un po’ facendolo, trovandosi nel posto giusto al momento giusto. Non esiste una regola.

Se non fossi un’attrice adesso saresti?

Non lo so, sinceramente. Se non avessi fatto “Veloce come il vento” adesso starei studiando per diventare traduttrice e interprete all’università. Saprei benissimo l’inglese e altre lingue che adesso non so molto bene, quindi forse ho sbagliato tutto. [ride]

Un’ultima curiosità. Quale canzone rispecchia oggi Matilda De Angelis?

“All Flower in the Time Bend Towards The Sun” di Jeff buckely e Elisabeth Fraser.

 


Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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