A Romics 2017 ospite d’onore e vincitore del Romics d’oro Yoshiyuki Tomino creatore della serie Mobile Suit Gundam ed altre famose serie di robot come Daitarn 3 e Zambot 3 ha risposto alle nostre domande assieme a Naohiro Ogata produttore della nuova serie Mobile Suite Gundam Thunderbolt.

 

Romics 2017, diciamo la verità incontrare uno dei maestri dell’animazione giapponese è sempre emozionante, ma l’aplomb iniziale di Tomino insieme al produttore Ogata , rispondendo alle domande è ben presto sparito, lasciando spazio a sincere risate e facce divertite, denunciando un lato più latino che da samurai, a riprova  dell’incredibile passione, rispetto  e ammirazione che uniscono i nostri due paesi. Forse nella seconda guerra mondiale eravamo più alleati dei nipponici che della germania e non lo sapevamo.

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Yoshiyuki Tomino  e Naohiro Ogata non si sono sottratti alle nostre domande, e ringraziamo la nostra interprete e traduttrice Irene Cantoni per la completezza delle risposte.

Per chi fosse digiuno di informazioni vi rimandiamo al nostro articolo: http://talkylife.it/post/9513/romics-2017-tomino-il-creatore-di-gundam-ospite-donore/

Viceversa per chi è cresciuto con le geniali serie di Tomino eccovi le sue risposte alle nostre domande:

Avendo disegnato Gundam negli anni 70 con una visione filosofica di quel periodo cosa cambierebbe oggi se dovessimo ridisegnarlo?

Yoshiyuki Tomino : “Mi dispiace ma non riesco proprio a rispondere in modo diretto, ma come risposta posso mostrare Gundam Reconquista ovvero una serie che ho disegnato molto dopo. La tecnologia e la filosofia di quegli anni è cambiata quindi cambia tutto”.

 

C’è stata una grande evoluzione degli anime rispetto al passato, come vi trovate a lavorare con dei giovani che magari hanno uno stile e un taglio differente?

Yoshiyuki Tomino: “Rispondo per il contenuto, in realtà la mia risposta è un po’ simile a prima. Non riesco a capire cosa pensano i 20enni di oggi, io ho creato Gundam Reconquista ma come tema tratta dei robot molto graziosi e carini anche se in realtà ha un altro concetto. È passato un anno da quando è andato in onda in Giappone e sono un po’ preoccupato che non l’abbiano capito”.

Naohiro Ogata: “A differenza del maestro Tomino io sto lavorando con la generazione attuale, il mio target è quello abituato ad animazioni e non ai fumetti. Con Reconquista G abbiamo provato a creare qualcosa che non è molto compreso, spero che tra 5/10 anni anche le nuove generazioni possano trarre qualcosa da questo nuovo lavoro”.

Yoshiyuki Tomino: “Quello che volevo aggiungere è che quando ho disegnato Gundam hanno continuato a dirmi per 10 anni che non capivo niente. Con Gundam Reconquista ho osato e  se non mi capiscono pazienza”.

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Ha visitato Roma? Come disegnerebbe un supereroe qui?

Yoshiyuki Tomino: “È la terza volta che sono venuto a Roma, anche le altre volte ci sono stato per lavoro. Non ho pensato a Roma come palcoscenico di Gundam, ma è un’opera universale. Io quando lok scrivo in realtà penso sempre all’antica Roma e penso se l’umanità sarà in grado di rifare tutte quelle belle cose”.

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Sono maturi i tempi per un liveaction di Gundam? La genesi della colonna sonora di Gundam Thunderbolt?

Yoshiyuki  Tomino: “C’è la possibilità,  però in realtà la risposta l’ho data con Gundam G Reconquista. In qualche modo sono ritornato proprio alla base dell’animazione proprio con il disegno. Ultimamente utilizzano la CGI ma non riesco sempre ad apprezzarle e non le trovo positive. Credo che anche le opere di fantascienza debbano avere alla base il disegno perché in un live action ci sono sempre degli aspetti problematici”.

Naohiro  Ogata: “Già nel fumetto c’erano indicazioni da seguire. Per le musiche si è pensato a cosa i guerrieri potessero sentire e abbiamo pensato a Jazz e Pop anni ’50”.

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Lei ha scritto tre degli anime più importanti, Daitarn 3 e Zambot 3 qual è la peculiarità di ognuno di loro? C’è qualcosa che li accumuna?

Yoshiyuki Tomino: “Un punto in comune è che sono tutti robottoni voluti dai produttori di giocattoli.  Io quando faccio animazione è cinema, ho pensato a loro come una storia e che le persone avrebbero dovuto vedere tutto come un film. Quando io lavoro cerco di dare una storia d’amore ad ognuno dei miei personaggi , al di là della storia dei robot giganti,  come ho fatto in Gundam”.

 

Tra le tante cose che Gundam ci ha portato ci sono le colonie nello spazio, com’è nata questa idea?

Yoshiyuki  Tomino: “Io quando penso a fare un film in realtà penso come regista a mettere delle immagini insieme. Visto che ho avuto l’idea dei robot potevo fare un film senza le persone mettendoli nello spazio ma mi sono reso conto che senza di loro non si potesse fare una storia. Ho creato delle relazioni e una serie di oggetti che si utilizzano nello spazio. Se entro nei dettagli non finiamo più, volevo dire che senza le persone non si fa nulla. Per evitare che si sparassero da lontano avevo messo delle particelle minovsky  che davano problemi di comunicazione, appunto per non avere puntini ma riempire lo schermo”.

 

Gundam è stato un precursore per l’uso delle tecnologie, oggi dopo 40 anni vista la velocità avete in progetto di fare altre serie con le nuove tecnologie magari anche con i social?

Naohiro Ogata: “In Reconquista abbiamo usato l’ascensore spaziale e nel primo Gundam c’erano i side, quindi abbiamo usato qualcosa però in ogni lavoro cerchiamo di usare le tecnologie permesse nell’epoca in cui vivono i personaggi. Forse useremo twitter, sms, ma la cosa principale è capire l’epoca in cui è ambientato il tutto”.

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Nel finale di Daitarn 3 non è chiarissimo il motivo per cui Banjo sembra essersi pentito aver ucciso Koros e poi non si capisce se torna su Marte o rimane sulla Terra?

Yoshiyuki Tomino:  (il regista china la testa si mette le mani nei capelli e poi si solleva con un grande sorriso !) “Non mi può fare questa domanda, non si fa al regista, va fatta agli sceneggiatori. Koros per me è stato uno dei personaggi a cui mi sono affezionato di più. Mi piaceva così tanto quindi lo dovevo far ammazzare per farlo diventare una divinità, per quello Banjo lo ha ucciso. Quello dovremmo chiederlo a lui, ad Haran Banjo”.

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Dall’altra parte un divertito Naohiro Ogata sorride a sua volta e al termine della conferenza concorda con la nostra interprete traduttrice Irene Cantoni (autrice della traduzione e adattamento che presto vedrete per Dynit di Gundam Thunderbolt) sulla violenza di alcune scene che neanche a lui sono piaciute. In conclusione un grandissimo autore che ama profondamente il nostro paese e che ci ha regalato la miglior saga di fantascienza dedicata ai Robot copiata in parta anche dagli americani con il recente film Pacific Rim.

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robertoleofrigio

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