La puntata di questa sera de Le Iene, ha affrontato nuovamente il discorso sull’eutanasia, con il servizio di Giulio Golia sul caso Fabo.

 

Lo show non presenta soltanto casi di truffe ed estorsioni, ma molto di più. Con i vari servizi dei giornalisti Le Iene è in grado di ascoltare e dare voce a quelle persone che di voce non ne hanno più e che continuano ad essere ignorate.

La storia che ha commosso tutti e che ha visto divisa anche l’opinione pubblica, con i pro e i contro eutanasia, è stato il caso di Fabiano Antoniani. A parlarcene era stata la Iena Giulio Golia, in un servizio del 26 febbraio. Ma chi era Fabiano?

Meglio conosciuto come Dj Fabo, Fabiano Antoniani, amava la vita,  il suo lavoro, la musica, i viaggi, le avventure, era inarrestabile. Ma purtroppo un brutto incidente stradale nel 2014, gli stravolse l’esistenza. Come disse lui stesso nell’intervista “il vero Fabiano è morto quel giorno”. L’uomo in seguito all’accaduto, era diventato cieco e tetraplegico.

le iene

La sua vita era completamente nelle mani della sua ragazza Valeria, che non ha mai smesso un solo giorno di prendersi cura di lui.

Fabiano, nonostante fosse  in quelle condizioni, era comunque in grado di intendere e di volere e sapeva benissimo quello che voleva. A gennaio fece un appello al Presidente della Repubblica affinché in Italia venga legalizzata l’eutanasia.  Il suo unico desiderio era porre fine alle sue sofferenze.

Infatti le parole del Dj al giornalista, durante il servizio andato in onda domenica scorsa furono:

“Io quantifico la vita in qualità, non in quantità[…] Io vivo costantemente nel nero. Mi sveglio la mattina e vedo nero, vado a letto e vedo nero […] Siamo schiavi di uno Stato, viviamo schiavi di uno stato e lavoriamo schiavi di uno Stato e quando vogliamo morire siamo schiavi di uno Stato.”

Un rimedio alle richieste di Fabiano c’era ma purtroppo non era in Italia, dove l’eutanasia è considerata come un reato. L’unica soluzione è stato andare in Svizzera.

A prendersi la responsabilità di accompagnare Fabo in Svizzera è stato Marco Cappato, leader dell’associazione Luca Coscioni, assumendosi tutte le responsabilità legali, legate al caso e che adesso rischia addirittura di farsi 12 anni di carcere. Insieme alla Iena Giulio Golia, Marco si è recato alla caserma dei Carabinieri di Milano, per autodenunciarsi per l’aiuto suicidio, con lo scopo di portare avanti questa battaglia:

“Dentro ad un processo sarebbe importante per me difendere le ragioni di principi, più importanti del codice penale, che sono i principi della Costituzione. Della libertà, dell’autodeterminazione delle persone…”

Fabo ci ha salutati il 27 febbraio scorso, decidendo di affrontare un viaggio che l’ha portato verso la morte, ma che per lui era “la libertà”.

Le ultime parole di Fabo sono state “Sono finalmente arrivate in Svizzera, purtroppo con l’aiuto delle mie forze e non del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore! Marco Cappato lo ringrazierò fino alla morte.”

#FaboLibero#LiberiFinoallaFine

 

 

 

 

 


Commenta su Facebook!

Ambra Azzoli

Laureata in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, presso l'università la Sapienza di Roma. Inizia ad avvicinarsi alla scrittura cinematografica nel 2013. Oltre la passione per il cinema, anche quella per il teatro, nata all'età di 12 anni, frequentando il primo corso di recitazione. Ama trascorrere il suo tempo tra libri, serie tv e film!

View all posts
Inline
Inline

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi